rassegna CANTAGIOVANI


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Premio Dante Cianciaruso



Dante, i colori della fede

I lavori di cartapesta e gesso dipinto di Dante Cianciaruso sono popolari ma non primitivi. Nella loro semplicità rivelano cultura e conoscenza. Essi vivono nel mondo segreto dell'autore rappresentando una maniera timida e rispettosa di avvicinarsi all'arte, sogno luminoso di tutta una vita. Ma sono anche i simboli della nostalgia e del rimpianto per un tempo lontano, fatto di religiosità e liturgia, un anelito a comprendere la fede popolare, semplice e diretta, come tutte le cose vissute e spontanee.
Si conosceva un passato nella vita di Dante, un passato di canti, preghiere e meditazioni, poi l'insegnamento appassionato e colto della Storia dell'Arte nelle scuole medie superiori. Di quella stagione adesso era rimasto il canto e la febbrile ricerca di reperti dell'antiquariato, di cui era carica tutta la sua casa. Oggetti, mobili, quadri e statue, disposti in un modo in apparenza caotico, ma personale e fantasioso: essi erano il segno di una grandissima vitalità emotiva verso tutto quello che parlava di altre epoche, di eccellenza artigianale e sentimento artistico.
Intanto si sapeva che, in segreto, Dante coltivava la sua passione di scolpire e dipingere. Qualche volta se ne parlava, ma non appariva in lui nessun compiacimento di bravura, solo una grande voglia del manipolare forme e colori. Non aveva mai voluto realizzare una mostra delle sue piccole opere, aveva troppo pudore. Alle nostre insistenze si scherniva, ma il suo lavoro segreto continuava e, a tratti, apparivano queste piccole sculture, spesso tutte a rilievo, coloratissime e vivaci. I colori erano vividi ma poche ed essenziali, ad esprimere una assoluta semplicità.
Ora, a distanza nel tempo, quelle immagini rilevano la grazia di una persona colta che sentiva fortemente il richiamo alle forme e ai colori della tradizione popolare, ma anche alle figure ineffabili, riferibili al glorioso barocco meridionale.
Splendono alle pareti questi piccoli silenzi, con la gioia di una festa religiosa e paesana, chiassosa e primaverile, a ricordarci l'esistenza di un amico cordiale, colto, assolutamente disponibile ai rapporti umani, dalla voce inconfondibile nel canto, nella parlata decisa e sempre pronta all'ironia di sè e degli altri.
Erano irresistibili, spesso irriverenti, ma sempre brillantissimi, i suoi motti di spirito. Grandissima era la sua curiosità culturale non solo verso la musica, la storia dell'arte o la filosofia.
Era anche un cultore avvertito e preciso della botanica ed un conoscitore infallibile di nomi e classificazioni di fiori ed erbe. Coltivava sul suo piccolo terrazzo, alto tra i tetti della vecchia Salerno, tante piante, con la capacità e la competenza di un vero giardiniere.
C'era nelle manifestazioni della sua vita una gioia scintillante, che bene mascherava momenti di profonda malinconia e tanta solitudine.
Tutto ciò rende Dante Cianciaruso, per noi amici, una figura di uomo inconfondibile, una persona singolare che, anche col passare degli anni, non si può dimenticare.

Mario Carotenuto
Febbraio 2008



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